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venerdì 23 novembre 2012

I bebé sbadigliano nel pancione.

 

Non solo singhiozzo e calcetti: il feto, nel pancione della mamma sbadiglia, e lo fa anche spesso. A testimoniarlo sono i risultati di una ricerca pubblicata su `Plos One´ da studiosi della Durham University, che potrebbero fornire la chiave per una maggiore comprensione della salute del nascituro. Le scansioni in 4D di 15 feti sani (che permettono di osservare a livello tridimensionale il bambino ma, a differenza dell’ecografia 3D, offrono anche immagini in movimento), condotte dagli studiosi di Durham insieme a colleghi dell’Università di Lancaster (Gb), suggeriscono che sbadigliare è parte del processo dello sviluppo del bambino, e potrebbe fornire ai medici un altro indice della salute del feto. Non solo singhiozzo e calcetti nel grembo materno. Non si sa perché lo fanno, ma è ormai certo.

 
 
Alcuni ricercatori avevano già suggerito che i feti sbadigliassero, ma secondo altri esperti si trattava di un semplice movimento di apertura della bocca. Ora la nuova ricerca ha chiaramente permesso di distinguere lo sbadiglio, e questo in base alla sua durata. I ricercatori hanno utilizzato filmati in 4D per esaminare da vicino cosa accade quando un bebé apre la bocca nel pancione. Utilizzando criteri di nuova concezione, il team ha scoperto così che oltre la metà dei movimenti di apertura della bocca osservati nello studio sono in realtà sbadigli. Il lavoro è stato condotto su otto femmine e sette maschi di 24-36 settimane di gestazione. I ricercatori hanno anche scoperto che gli sbadigli si riducono a partire dalle 28 settimane, senza differenze fra maschi e femmine in termini di frequenza.

Anche se la funzione e l’importanza dello sbadiglio sono ancora sconosciute, i risultati dello studio suggeriscono che sbadigliare potrebbe essere collegato allo sviluppo del feto, e dunque questa azione potrebbe fornire un’ulteriore indicazione medica sullo stato di salute del bambino non ancora nato. «I risultati di questo studio - dice Nadja Reissland del Dipartimento di Psicologia della Durham University - dimostrano che lo sbadiglio si può osservare in feti sani. Inoltre la frequenza degli sbadigli diminuisce con l’aumentare dell’età» del nascituro. «A differenza di noi, i feti non sbadigliano perché `contagiati´» da qualcun altro, «o perché hanno sonno. La frequenza degli sbadigli nel grembo materno può essere legata alla maturazione del cervello nelle fasi iniziali della gestazione. Dato che la frequenza di `yaown´ nel nostro campione di feti sani è sceso dalle 28 alle 36 settimane di gestazione, questo sembra suggerire una funzione di maturazione» legata proprio allo sbadiglio. Secondo la ricercatrice, insomma, sbadigliare nel pancione potrebbe essere collegato alla maturazione del sistema nervoso centrale del piccolo, ma si tratta di una teoria che, conclude l’esperta, dovrebbe essere esaminata con ulteriori ricerche, che includano mamme e bebé. 



Fonte:La Stampa 

martedì 23 ottobre 2012

Tiroide e gravidanza, ecco che cosa fare


Dagli Stati Uniti le indicazioni per lo screening e la cura delle malattie della tiroide quando la donna è in dolce attesa


Immagine tratta da Gravidanzaonline.it

Come funziona la tiroide? È una domanda che dovrebbe essere posta a tutte le donne che vogliono un figlio e a coloro che già aspettano un bambino, perché in gravidanza un «malfunzionamento» di questa importante ghiandola può influenzare la salute del nascituro: un deficit di ormoni tiroidei, ad esempio, può provocare danni allo sviluppo cerebrale e psicomotorio del bimbo mentre un eccesso può portare ad aborto, nascite premature e malformazioni congenite. Proprio per evitarlo e per gestire al meglio eventuali malattie della tiroide durante la gravidanza l'Endocrine Society statunitense ha aggiornato le sue linee guida in materia, dando indicazioni molto pratiche su che cosa fare e quando.

CONTROLLI – Nonostante la pericolosità delle patologie tiroidee, esordiscono gli autori, non c'è necessità di uno screening a tappeto prima della gravidanza nelle donne sane, senza sintomi specifici. Va detto purtroppo che i segni di iper e ipotiroidismo sono molto variegati e a volte difficili da ricondurre alla tiroide: vanno infatti dalla tachicardia alle gambe gonfie, dall'aumento dell'appetito a una maggiore intolleranza al caldo o al freddo, fino all'astenia e alle difficoltà di concentrazione. Così, in caso di dubbi per la presenza di sintomi sospetti, è sicuramente opportuno fare un controllo e misurare il grado di attività della ghiandola; sicuramente occorre farlo nelle donne che sono a rischio di malattie della tiroide perché ad esempio hanno più di trent'anni, una storia di aborti ripetuti o problemi di fertilità, soffrono di malattie autoimmuni o vivono in una zona dove è probabile un deficit di iodio. A tutte le donne, inoltre, per garantire una corretta funzionalità della tiroide gli esperti raccomandano di introdurre 150-200 microgrammi di iodio al giorno sotto forma di sale iodato o assieme ad altri eventuali complessi vitaminici, possibilmente iniziando già prima del concepimento; altrettanto importante assicurarsi un apporto di circa 250 microgrammi di iodio al giorno durante il periodo dell'allattamento, così che il piccolo riceva attraverso il latte un centinaio di microgrammi al giorno di questo elemento.
TERAPIE – In caso di ipertiroidismo, che secondo le stime si verifica in circa due gravidanze ogni mille, si devono usare farmaci anti-tiroidei: la sequenza “giusta”, stando agli statunitensi, prevede l'uso di propiltiouracile nei primi tre mesi e metimazolo dopo e anche le linee guida della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia in materia di tiroide e gravidanza confermano che si tratta dei medicinali di prima scelta. Nelle donne che prendono questi farmaci e in coloro che hanno livelli elevati di auto-anticorpi per la tiroide perché soffrono di tiroidite autoimmune, che secondo stime italiane riguarda fino a una neomamma su dieci, bisogna inoltre verificare che non ci siano disfunzioni tiroidee fetali facendo ecografie a 18 e 22 settimane e poi ogni 4-6 settimane durante la gestazione. «Un eccesso di anticorpi materni per la tiroide è associato ad alte percentuali di aborto, ma con le evidenze attuali non si può ancora consigliare un trattamento a base dell'ormone tiroideo tiroxina: non sappiamo infatti se queste cure possano davvero ridurre il tasso di aborti – scrivono gli autori –. Se in gravidanza si scoprono noduli alla tiroide occorre esaminarli: si può aspettare a dopo il parto solo se la scoperta avviene nelle ultime sei settimane. La biopsia con ago aspirato è raccomandabile per i noduli solidi superiori a un centimetro, per quelli complessi da 1,5-2 centimetri e al di sotto, fino a noduli con diametro di mezzo centimetro, se la donna è ad alto rischio o l'ecografia fa nascere sospetti». No allo iodio radioattivo, infine, nelle donne in gravidanza o che allattano; chi si sottopone a questa terapia per un tumore alla tiroide, inoltre, deve aspettare dai sei ai dodici mesi prima di mettere in cantiere un bimbo.

 

venerdì 5 ottobre 2012

Le cinque posizioni dell'allattamento.



Il latte materno costituisce il miglior alimento per i neonati, perché fornisce tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nella prima fase della loro vita, come per esempio certi acidi grassi polinsaturi, proteine, ferro assimilabile. Per di piu', contiene sostanze bioattive e immunologiche che sono fondamentali per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali e per favorire lo sviluppo intestinale. Queste sostanze in genere non si trovano nei sostituti artificiali.
Quindi, laddove é possibile, é sempre consigliato l'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino.

Non sempre pero' é facile allattare al seno il proprio piccolo, sopratutto in situazioni particolari come un taglio cesareo o un ingorgo mammario.Esistono per questo diverse posizioni dell'allattamento, adattabili alle varie esigenze della mamma e del piccolo.

Il primo passo per allattare correttamente il proprio bambino, qualsiasi sia la posizione che si intende adottare, è principalmente uno stato psicologico: la madre deve sentirsi comoda, rilassata e perfettamente a suo agio, visto che dovrà tenere il bambino attaccato al seno per molto tempo senza affaticarsi.



Immagine tratta dal sito Sanihelp

Allattare in posizione distesa su un fianco: questa posizione è ottima per rilassarsi, la notte e dopo un parto cesareo. È consigliabile anche nei primi giorni dopo il parto. La madre è distesa su un fianco. Schiena, testa e spalle possono appoggiarsi a dei cuscini, in modo da essere totalmente rilassati. Il bambino si trova di fianco, vicinissimo al corpo della mamma. La sua testa si trova all'altezza del seno, è disteso sul letto o sul braccio della madre. La schiena del bambino può essere sorretta da un cuscino o da un panno arrotolato, eventualmente anche dal cuscino per allattamento, affinché possa rimanere disteso di fianco. In questa posizione viene allattato con il seno inferiore. Se viene dato il seno superiore, la madre deve sporgersi un po' e spingere il ginocchio in avanti per sostenersi. In questo caso può essere d'aiuto mettere un cuscino tra le gambe.





Allattare distesa sulla schiena: questa posizione viene a volte consigliata, ma piuttosto raramente, subito dopo il parto, anche dopo un cesareo o in caso di forte flusso di latte. La madre è distesa sulla schiena, la testa è leggermente rialzata. Il bambino è disteso prono, per lungo, sulla pancia della madre. La sua testa è distesa direttamente sul seno. La fronte del bambino deve eventualmente essere tenuta su affinché il naso resti libero durante la poppata.
 

Immagine tratta dal sito EssereMamma
 
 Allattare in posizione seduta (posizione «culla»): questa posizione classica per l'allattamento è quella che si vede più spesso, ma non è quella ideale nel caso di un forte flusso di latte o di montata lattea durante il puerperio. La madre è seduta sul letto o in una poltrona. Il bambino è disteso di fianco e la sua pancia preme su quella della madre. È quindi rivolto alla madre con tutto il corpo. La madre tiene il bambino in braccio (posizione della «culla»). La nuca del bambino è appoggiata nella piega del braccio e il sederino del bebè nella mano della madre. Per appoggiare le braccia possono essere usati dei cuscini o i braccioli della poltrona. Molte mamme che allattano trovano particolarmente comodo l'uso di cuscini per allattamento. Le gambe della madre sono piegate o si appoggiano a qualcosa: molto comodo può risultare in questi casi uno sgabello poggiapiedi.


Immagine tratta dal sito Pianeta mamma
 
 
 Allattare in posizione seduta (posizione «rugby»): questa posizione è utile dopo un cesareo (perché la ferita non viene schiacciata), in caso di grandi seni o di ingorgo mammario, con gemelli o nati da parti prematuri, ma anche con un bambino inquieto oppure se il bambino ha il raffreddore e il naso chiuso. Il bambino è disteso di lato sotto il braccio della mamma e il corpo e le gambe sono rivolte verso la parte posteriore del corpo della mamma. Il sederino del bambino poggia su un cuscino, circa all'altezza del gomito della mamma. La madre sostiene con la mano la testa del bambino, la parte superiore della schiena poggia sull'avambraccio. In questa posizione possono essere allattati contemporaneamente gemelli o bambini di età diversa (allattamento simultaneo o in tandem).

 

 
 Allattare in posizione seduta («a cavalcioni»): questa posizione è adatta particolarmente per bambini già abbastanza cresciuti, che riescono in qualche modo a stare seduti. È indicata per neonati che hanno problemi a succhiare, o il naso chiuso, oppure in caso di suzione piuttosto debole o di seno pieno. Il bambino è seduto cavalcioni sulla coscia della madre; eventualmente utilizzate un cuscino per far arrivare la bocca all'altezza del capezzolo. La madre sostiene con la mano e l'avambraccio la schiena del bambino.

mercoledì 12 settembre 2012

Toxoplasmosi




 

Cos`è, come si diffonde e quali rischi comporta.


La toxoplasmosi è una malattia infettiva, causata dal protozoo Toxoplasma gondii, che puo’ vivere nelle cellule degli uomini e degli animali, in particolar modo gatti e animali da allevamento.

E` un’infezione asintomatica o con sintomi comuni ad altre malattie, come febbre, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi che si trovano alla base del cranio; per questo motivo molto spesso non ci si accorge di averla contratta.Una volta contratta la malattia, il sistema immunitario umano sviluppa gli anticorpi necessari alla difesa dell'organismo dagli attacchi del parassita.
Si tratta quindi di un’infezione molto frequente: i dati confermano infatti che il 60-70% della popolazione italiana ne é colpita e che l'80% degli italiani l'abbia contratta entro i primi 20 anni di età.
Il meccanismo di diffusione è talmente semplice che ne facilita ulteriormente la trasmissione: questo parassita completa il suo ciclo solo all’interno dell’organismo di gatti e di altri felini; questi organismi acquisiscono l’infezione mangiando mammiferi (principalmente roditori) o uccelli infetti e raramente entrando in contatto con le feci di altri gatti infetti. La forma infettiva (oocita) si sviluppa nell’intestino dei gatti dove avviene lo stadio sessuale del suo ciclo vitale e viene poi rilasciata nell’ambiente attraverso le feci dopo circa 10-20 giorni. Gli ospiti intermedi sono pecore, capre, roditori, suini, bestiame, polli e uccelli; tutti possono essere portatori di uno stadio infettivo del parassita attraverso alcuni tessuti, specialmente il tessuto muscolare e nervoso. Queste cisti rimangono trasmissibili per lunghi periodi, forse per l'intera vita dell’animale.

La toxoplasmosi viene trasmessa agli esseri umani attraverso l'ingerimento dei cibi contaminati dal parassita: verdura cruda, prosciutto crudo, carne cruda, uova crude, salami e salsiccie crude. Il cibo non è il solo veicolo di infezione, è possibile infatti entrare in contatto con il toxoplasma attraverso gli escrementi infetti degli animali, soprattutto dei gatti e manipolando la terra durante il giardinaggio.
La malattia non provoca nessun disagio; diventa invece un problema grave per alcune persone che hanno le difese immunitarie 'abbassate', come chi segue una chemioterapia o coloro che sono affetti da HIV/AIDS e se viene contratta per la prima volta in gravidanza, perché può trasmettersi dalla madre al bambino.
Il rischio che il parassita si trasmetta dalla madre al bambino varia a seconda del momento in cui la madre si ammala: in generale aumenta man mano che la gravidanza si avvicina al termine.
Nelle prime settimane di gravidanza è molto raro che l'infezione possa trasmettersi al bambino, ma quando avviene possono verificarsi gravi danni al bambino, come lesioni neurologiche o aborto spontaneo. Nel terzo trimestre di gravidanza la malattia si trasmette con più facilità (il rischio di trasmissione raggiunge il 70-90% dopo la 30a settimana), ma nella maggior parte dei casi senza alcuna conseguenza.
Quindi, in conclusione, man mano che la gravidanza si avvicina al termine i rischi di contagio al bambino aumentano ma diminuisce la probabilità che l'infezione gli provochi danni.
Circa il 90% dei bambini contagiati al momento della nascita non manifesta sintomi evidenti.
E' importante ricordare che, per quanto asintomatici alla nascita, la maggior parte dei bambini infetti e non trattati svilupperà successivamente alcune manifestazioni della malattia: l'85% sarà affetto da corioretinite (riduzione della vista-cecità); dal 20 al 75% presenterà ritardo mentale, dal 10 al 30% presenterà una moderata perdita dell'udito.

Le terapie nel caso in cui ci sia il sospetto di un contagio del bambino.

Generalmente, nei casi in cui c'è anche solo il sospetto di una infezione materna in atto, il ginecologo propone una terapia antibiotica, che proseguirà fino al termine della gravidanza se l'infezione sarà confermata da esami successivi.
Nel caso invece di diagnosi di infezione fetale, cioè quando si è accertato che l'infezione è passata al bambino, il medico modificherà la terapia antibiotica che dovrà comunque proseguire fino al termine della gravidanza.
Alla nascita, il bambino dovrà continuare la terapia, a cicli, ed eseguire per tutto il primo anno di vita i controlli periodici prescritti dal pediatra.
Informazioni più dettagliate sono possibili solo dopo una valutazione di ogni singolo specifico caso, per cui è indispensabile parlarne e discuterne con il medico.


Diagnosi

E’ possibile diagnosticare con sicurezza la toxoplasmosi attraverso prove di laboratorio che rilevano i microscopici parassiti nel sangue, nel liquido spinale, nel liquido amniotico,nella placenta, nei linfonodi, nel midollo osseo o altri tessuti derl corpo.
Più frequentemente si prescrivono tuttavia esami del sangue per misurare i livelli di anticorpi (sostanze che fanno parte delle reazioni immuno difensive del corpo) prodotti per combattere i parassiti.
Sofisticati nuovi test genetici riescono ad identificare il DNA contenente geni di parassiti della toxoplasmosi dopo che hanno invaso il corpo. Questi test sono utili soprattutto per testare nel liquido amniotico la presenza di toxoplasmosi congenita in un feto, rilevabile anche attraverso gli ultrasuoni. Entrambi i test non sono purtroppo sufficientemente accurati e possono dare falsi risultati positivi.

Come evitare di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza.

Il parassita si annida in alcuni alimenti, ma può arrivare anche dal gatto di casa o da pratiche di giardinaggio. Quindi chi non ha mai contratto la malattia dovrebbe seguire delle semplici regole:

  • non mangiare carne cruda o poco cotta, evitando ogni caso tutti i cibi crudi (sushi, uova etc…), compresi gli insaccati
  • congelare la carne per qualche giorno prima di cucinarla
  • come salumi, sono consentiti quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto. No invece a prosciutto crudo, salame, bresaola, speck & co, a meno che non si consumino cotti nelle pietanze
  •  lavare sempre accuratamente frutta e verdura
  • nessun divieto per la verdura cotta, dal momento che la cottura è in grado di distruggere il germe.
  •  lavare accuratamente dopo ogni uso i taglieri, gli altri utensili e le superfici della cucina (soprattutto quelle che vengono a contatto con la carne cruda) con acqua calda saponata
  • nessun rischio toxoplasmosi se si consuma pesce crudo, come il sushi, però in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella
  • lavare accuratamente le mani prima e dopo aver toccato gli alimenti
  • bere acqua minerale o depurata
  • evitare il contatto con il terreno (se si ama il giardinaggio utilizzare sempre i guanti)
  • è consigliabile far pulire agli altri membri della famiglia la lettiera del proprio gatto o farlo indossando i guanti



  •  

     Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il parere del medico; si raccomanda al contrario di parlare sempre con uno specialista prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

     

    mercoledì 5 settembre 2012

    Dieci domande sull'allattamento.




    Posso allattare il mio bambino se ho la febbre?
    E se devo assumere qualche farmaco?

    Si, si puo’ continuare ad allattare tranquillamente il proprio bambino al seno anche se la madre presenta febbre, raffreddore o altri disturbi legati ad un virus influenzale.
    Il virus influenzale si diffonde generalmente in tutto l'organismo e quindi anche nel latte, però la trasmissione dell'infezione avviene soprattutto per via aerea. La madre puo’ e deve, quindi, continuare ad allattare, per proteggere il proprio bambino, in quanto nel latte passeranno soprattutto gli anticorpi prodotti per quel virus o batterio; se il bambino viene contagiato, normalmente si ammala in modo meno grave se viene allattato, tenendo in considerazione che è molto piu’ frequente che il bambino non si ammali affatto.
    Per quanto riguarda i farmaci è giusto dire che la maggior parte di essi passa nel latte, anche se in quantità minime; anche per questo la madre puo’ fare presente al proprio medico che si sta allattando al seno e chiedere la prescrizione di un medicinale compatibile con l'allattamento.
    Ricordarsi di non affidarsi mai alle autoprescrizioni.

    Come posso capire se il mio latte è sufficiente per mio figlio?
    Non è facile valutare la quantità di latte che il bambino succhia al seno.Per capire se è sufficiente si possono controllare il peso del piccolo, che deve aumentare in maniera regolare settimanalmente e
    il numero di pannolini che il bambino bagna/sporca durante la giornata.
    Se il vostro neonato bagna bene da 5 a 6 pannolini al giorno e si scarica da 2 a 5 volte nell'arco di 24 ore, significa che assume una quantità sufficiente di latte.

    Il mio bambino soffre di riflusso gastroesofageo (rigurgiti). Posso allattarlo senza problemi?
    L'allattamento al seno dovrebbe continuare anche quando il bambino soffre di riflusso gastroesofageo, in quanto il latte agisce come naturale antiacido.Ricordatevi che questo disturbo è una malattia diagnosticata dal medico, non è un problema di alimentazione. In molti casi, con il passare del tempo ed eseguendo i suggerimenti del proprio pediatra, il disturbo si attenua.


    Posso fare sport se allatto il mio bambino?
    Certo, fare sport non è vietato durante l’allattamento; l’attività moderata, da effettuare dopo aver escluso la presenza di controindicazioni cliniche, apporta benefici fisici e psichici alla madre e non altera in alcun modo la qualità del latte.Bisogna comunque riprendere l’attività fisica in maniera leggera, per evitare che come conseguenza dello sforzo aumenti la produzione di acido lattico che potrebbe alterare il sapore del latte materno.Gli studiosi consigliano di praticare un’attività leggera tre volte la settimana per mezz’ora evitando sforzi eccessivi; sono da evitare gli esercizi che prevedono un’ampia divaricazione delle gambe o che costringono a stare seduti per molto tempo.
    Sono indicati invece esercizi per rinforzare gli addominali, i glutei e i pettorali.
    E’ buona norma bere abbondantemente per reintegrare i liquidi persi.

     

    Posso fare un tatuaggio o un piercing se sto allattando?
    No.E’ sconsigliato fare un tatuaggio o un piercing nel periodo dell’allattamento, perché
    può implicare una diminuzione delle difese immunitarie e il rischio di contrarre delle infezioni.
    I tatuatori, comunque, rifiuteranno in questo caso di farvi un tatuaggio o un piercing per ragioni di sicurezza.
    Meglio rimandare a dopo che si è smesso di allattare.


    Posso bere alcolici durante l’allattamento?L’alcol passa nel latte materno soltanto in piccolissime quantità rispetto a quelle effettivamente assunta dalla madre, ma l`organismo del bambino non è ancora in grado di ripulire il sangue in maniera abbastanza veloce.E’ meglio evitare o limitarsi a quantità minime una volta ogni tanto.

     

    Sono una grande bevitrice di caffè.Quali effetti puo’ avere la caffeina sul mio bambino allattato al seno?
    Un consumo moderato di caffeina non crea problemi alla maggior parte delle madri che allattano e ai loro bambini . Tuttavia, alcuni bambini sono più sensibili di altri, e molte mamme si accorgono che a un abuso di caffeina corrispondono reazioni nel bambino quali insolita insonnia e agitazione.
    Se una mamma consuma al giorno troppa caffeina, questa può accumularsi nell'organismo del bambino dando così origine a sintomi tipici da dipendenza.In questi casi è necessario eliminarla, anche se nelle prime settimane, sia la madre che il bambino potrebbero avere sintomi riconducibili all’astinenza da caffeina.Tuttavia in due settimane tutto tende a tornare nella normalità, compresi i ritmi di sonno/veglia del bambino.


    Mi sono accorta di aspettare un altro bambino, ma sto ancora allattando.E’ possibile continuare o bisogna smettere?
    Una nuova gravidanza non comporta la sospensione dell’allattamento.
    Molto spesso si é sentito dire che potrebbe essere pericoloso allattare il proprio piccolo, mentre è in corso una nuova gravidanza; in effetti, non risulta che continuare ad allattare aumenti il rischio di aborto o deprivi il feto di apporti nutritivi necessari.
    Per citare THE BREASTFEEDING ANSWER BOOK: "Non c’è prova che l’allattamento in gravidanza comporti pericoli di sorta per la madre o per il feto, se il decorso della gravidanza è regolare".In ogni caso è buona norma consultare il proprio medico, che potrà dirvi in base alla vostra storia clinica, qual’è il comportamento piu’ giusto da adottare.

     

    Posso tingermi i capelli o fare una permanente durante l’allattamento?

    Si.La qualità dei prodotti oggi é molto migliorata rispetto al passato.L’importante è fare presente al proprio parrucchiere che si sta allattando.Egli sceglierà il prodotto piu’ adatto da usare; in linea generale è fondamentale evitare prodotti conteneti
    ammoniaca e resorcina che, attraverso il cuoio capelluto, possono essere assorbite dall’organismo e quindi arrivare al bambino attraverso il latte.


    venerdì 31 agosto 2012

    Bellezza.Cosmetici in gravidanza



    Durante la gravidanza il corpo di una donna subisce molteplici cambiamenti a causa del boom ormonale.Per questo si verificano spesso alterazioni a carico della pelle come riduzione dell`oleosità della cute e dell'acne, aumento della lucentezza e morbidezza dei capelli e anche, purtroppo, diversi inestetismi che nella maggior parte dei casi sono destinati a sparire dopo la gravidanza, come l'iperpigmentazione di alcune zone del viso e del corpo e altri che invece devono essere contrastati fin da subito, come cellulite e smagliature.
    Per questo é importante che una donna in gravidanza curi il suo corpo in maggior misura rispetto al solito, accompagnando sempre i giusti trattamenti ad una sana alimentazione e ad un moderato esercizio fisico.
    Di seguito vedremo quali prodotti é consentito usare e quali invece é meglio evitare durante il periodo della gravidanza.



     


    Anticellulite
     
    NO:
    iodio e alghe contenenti iodio tipo il fucus, che potrebbero interferire con il metabolismo tiroideo. In generale è meglio evitare l’uso di creme contenenti altri tipi di alghe, come le alghe blu, sebbene abbiano contenuti più bassi di iodio e quindi si possano considerare più ‘tranquille’. Semaforo giallo pure per caffeina e guaranà (un analogo della caffeina), che, sebbene presenti in quantità esigue, potrebbero avere un effetto stimolante sul feto.

    SI:
    creme contenenti bioflavonoidi, centella, ippocastano, edera, mirtillo, ananas, vite rossa, gingko biloba, tutte sostanze di derivazione vegetale che migliorano il microcircolo, aiutano a drenare i liquidi ristagnanti negli spazi interstiziali e levigano la pelle.
     

    Antirughe
     
    NO:
    tutti i derivati della vitamina A e acido retinoico.
    SI:
    Tutte le creme che non riportano controindicazioni in gravidanza in etichetta.
     

     
    Solari

    NO:
    filtri solari chimici


    SI:
    Tutti consentiti purché riportino la dicitura “con soli filtri fisici”a parte quelli contenenti il Tinosorb (filtro chimico-fisico permesso),
    La regola è non adoperare creme scadute o già aperte l’anno passato, sia perché perdono la loro efficacia sia perché possono provocare reazioni cutanee.


     
    Pelle impura o acneica

    NO:acido retinoico,
    peeling del corpo o del viso che contengono acido salicilico in misura superiore al 2% .


    SI:
    Si possono usare tutte le creme specifiche per pelli grasse e si possono fare scrub o maschere (ad esempio a base di argilla) che eliminano le impurità ed assorbono l’eccesso di sebo.In generale sono ritenuti piu’ sicuri i prodotti che contengono acido glicolico, eritromicina topica, acidi alfa idrossi o amamelide.


     
    Creme anti-iperpigmentazione ( cloasma gravidico)

    NO: acido cogico, acido azelaico.

    SI:
    sieri e gel che contengono vitamina C sia sotto forma di acido L-ascorbico, sia sotto forma dei suoi sali come il magnesioascorbilfosfato, e altre molecole anti-radicali liberi e antiossidanti, che si comportano anche da calmanti e lenitive della pelle.Acido fitico, derivati di cappero, olivo, riso, arancia rossa.


    Esfolianti viso e corpo

    NO:
    peeling chimici, che contengono alfa idrossiacidi – tipo acido glicolico o salicilico.
    Verificare in etichetta (o chiedere al farmacista) che contengano concentrazioni ridotte di acidi e che non siano espressamente controindicati in gravidanza.


    SI:
    Gli scrub con microgranuli si possono adoperare in maniera tranquilla, visto che sono composti da particelle granulari – tipo noccioli di albicocche o di nocciole – che rimuovono con un’azione meccanica cellule morte ed impurità.



    Tinture per capelli

    NO: tinture scadenti contenenti ammoniaca e resorcina.

    SI:
    prodotti di marca, hennè, colorazioni naturali alla camomilla, al the rosso, al mallo di noce, olio di amla
    Verificare in etichetta che non vi siano controindicazioni in gravidanza.

     

     
    Profumi

    NO: ---

    SI: Si possono adoperare senza problemi.


     Smalto

    NO:
    Formaldeide, Toluene, dibutyl Phthalate,resine, metalli pesanti e coloranti

    SI:
    Con l’accortezza di acquistare solo prodotti di marche note e mai i prodotti scadenti.

     

    Creme depilatorie e decoloranti.
    In generale: la crema depilatoria non arreca danni al bambino, poiché agisce solo a livello superficiale e non ha un assorbimento sistemico, tuttavia nel corso dei nove mesi meno sostanze chimiche applichiamo sulla pelle, meglio è. Inoltre, anche se si tratta di un prodotto che abbiamo sempre utilizzato, la cute durante l’attesa è particolarmente sensibile e potrebbe irritarsi.
    Se vogliamo usarla ugualmente, è prudente testarla su una piccola zona almeno 24 ore prima di applicarla su aree più ampie, in modo da verificare che non ci siano irritazioni cutanee


    NO:
    creme contenenti ammoniaca


    SI:
    prodotti le cui formule sono dermatologicamente testate e ricche di principi idratanti.Indicate quelle per pelli sensibili

     

    Olii essenziali.

    NO:
    basilico, chiodi di garofano, cannella, cedronella, cedro rosso, issopo, ginepro, maggiorana, mirra,
    noce moscata, salvia officinale, salvia sclarea, semi di sedano, timo, tuia

    vietati nei primi 4 mesi:
    angelica, finocchio, rosa, menta, legno di Cedro dell'Atlante, rosmarino

    SI:
    Olii vegetali come olio di mandorle dolci, olio di rosa mosqueta, olio di riso (alimentare), jojoba,
    macadamia, germe di grano, avocado, karitè, argan.




    venerdì 24 agosto 2012

    Il parto naturale





    Il parto è il processo che avviene alla fine della gravidanza, quindi al termine delle 40 settimane previste. La maggior parte dei bambini nasce di solito due settimane prima o dopo la data presunta del parto;soltanto il quattro per cento nasce nella data in cui è previsto il termine.

    In ostetricia si definisce parto l'espulsione spontanea o l'estrazione strumentale del feto e degli annessi fetali dall'utero materno.Il parto può distinguersi in "eutocico" o "fisiologico" se avviene spontaneamente, oppure in "distocico" o "non fisiologico" se, in seguito a complicazioni, è necessario l'intervento medico.
    Il parto può essere suddiviso in 4 fasi:
    La fase prodromica (latente)
    La fase dilatante
    La fase espulsiva
    Il secondamento
    La fase prodromica e latente vengono influenzate nella loro durata da molti fattori interni ed esterni. La loro funzione dal punto di vista evolutivo è quella di preparare la donna al travaglio. I segnali fastidiosi e dolorosi che vengono inviati devono infatti mettere all'erta la gestante, avvisandola dell'imminenza del parto. Queste prime fasi rappresentano il travaglio che comincia con forti e regolari contrazioni uterine accompagnate da modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione).
    La fase prodromica può avere una durata molto variabile da donna a donna; a volte puo’ protrarsi anche per alcuni giorni.Si avverte di solito un maggiore stimolo ad urinare, poiché il feto si impegna nel bacino e si prepara con la testa ad entrare nel canale uterino e dei dolori simili a quelli mestruali, nella parte bassa dell’addome, con conseguente indurimento di tutta la pancia.Queste contrazioni sono irregolari e nella maggior parte dei casi, non dolorose. Si distinguono dalle contrazioni valide per la loro breve durata, quindi inferiore ai 30'.Durante la fase podromica, non avviene dilatazione.

    L'inizio del travaglio vero e proprio , viene detto fase latente: le contrazioni diventano progressivamente più coordinate, il fastidio è meno intenso e il collo si appiana e si dilata sino a 4 cm. La sua durata è variabile e non deve erroneamente essere considerata come fase di travaglio attiva (alimentando di conseguenza aspettative in ordine di tempi e ritmi che sono di pertinenza del travaglio attivo). Tra la fase latente e la fase dilatante o attiva vi è un periodo detto di transizione che può durare fino ad 1 ora.

    La fase dilatante è caratterizzata da una dilatazione di 3 cm con appianamento del collo dell’utero e contrazioni regolari avvertite dalla donna come dolorose e/o rilevate dall’ostetrica con frequenza inferiore ad 1 ogni 5 minuti. Nella seconda parte della fase attiva la dilatazione è completa e spesso proprio in questo momento avviene la rottura spontanea delle membrane amniotiche ("rottura delle acque"). Tuttavia quest'ultima può presentarsi spontaneamente anche prima della dilatazione completa (rottura precoce delle membrane) e addirittura anche prima dell'inizio del travaglio (rottura pretravaglio delle membrane o PROM).

    La fase espulsiva è quella che porta alla nascita del bambino, dunque si tratta del momento più coinvolgente e impegnativo del parto. La sua durata è variabile, generalmente è più lunga (oltre un’ora) se si tratta del primo figlio. Questo perché il corpo ha memoria dei parti precedenti e, se non é il primo parto, a livello mentale la mamma sa già di cosa si tratta ed è più facile per lei “lasciar andare” il bimbo.
    La fase espulsiva comincia quando la dilatazione è completa. In essa si svolgono i principali fenomeni meccanici del parto ovvero tutti quei movimenti e quelle rotazioni che il feto deve compiere all'interno del canale del parto per poter nascere.La partoriente comincia ad avvertire i premiti, cioè una sensazione impellente di spingere, come se dovesse andare in bagno. Il bambino scende lungo il canale vaginale, flette la testolina col mento verso il torace in modo da ridurre al minimo le sue dimensioni e contemporaneamente compie parziali rotazioni, per adattare nei vari passaggi i suoi diametri a quelli del bacino.
    Una volta uscita la testa, il piccolo, aiutato da un’altra contrazione, compie un’ultima rotazione, di circa 45 gradi, per liberare le spalle e nascere.

    La fase di secondamento è il processo che consiste nella fuoriuscita di placenta, cordone ombelicale e membrane; avviene in tre fasi e la sua durata varia da donna a donna. Inizialmente c'è il distacco della placenta e delle membrane dalla parete uterina e la loro caduta nella parte più bassa dell'utero; in un secondo momento passano in vagina; infine vengono espulsi dalla vagina verso l'esterno. Il processo di distacco della placenta e degli annessi fetali si verifica a distanza di alcuni minuti (da 5 a 40) dalla nascita, favorito dalle ultime contrazioni spontanee.Una volta espulsa, la placenta deve essere esaminata dall’ostetrica. Dopo averla stesa su un piano, se ne deterge la superficie con una garza, tamponandola delicatamente per constatare che sia integra e che non siano rimasti residui all’interno dell’utero.
    Questa verifica è indispensabile perché, se mancassero delle parti, si renderebbe necessario l’intervento del medico per fare in modo che venga espulsa completamente.



    Finito il secondamento la mamma verrà pulita e, qualora avrà subito qualche lacerazione o l'episiotomia, verranno applicati dei punti di sutura, preceduti da una leggera anestesia locale.
    L’operazione può durare abbastanza a lungo perché va effettuata con cura per ricollegare correttamente i muscoli.
    In alcuni ospedali spesso si dà ai genitori l’opportunità di starsene per un po' di tempo tranquilli con il loro bambino subito dopo le cure essenziali.
    Nelle ore che seguono l'espulsione della placenta, si resta in sala parto sotto sorveglianza per controllare che non si verifichino delle complicazioni. Durante questo periodo vengono controllati il polso, la pressione arteriosa, le perdite ematiche, la temperatura: se tutto procede bene la mamma potrà ritornare nel suo lettino e riposare tranquilla.

    martedì 21 agosto 2012

    Taglio cesareo.Cos'é, come avviene, i rischi.






    Chi decide se avro’ un taglio cesareo?
    Quando un cesareo è necessario?
    Come si svolgerà?
    Quali conseguenze un taglio cesareo avrà sul mio bambino?
    Dopo un taglio cesareo, potro’ partorire il mio secondo bambino con un parto naturale?

    Sono tante le domande che una mamma si pone quando si prospetta la possibilità di dover programmare un cesareo.E anche chi non ha particolari problemi, non puo’ fare a meno di chiedersi cosa potrebbe accadere nel caso si debba procedere con un cesareo d’urgenza.

    Cos’ è

    Il taglio cesareo (TC) è un intervento chirurgico per mezzo del quale il ginecologo procede all'estrazione del feto.
    Può essere programmato,ad esempio nel caso di una donna che sia già stata sottoposta a TC,per la presenza di patologie materne (distacco della retina, pregressi interventi sull’utero, gravi problemi vertebrali che impediscono il travaglio e il parto naturale), di patologie fetali (malformazioni che potrebbero aggravarsi durante il parto), di condizioni ostetriche (presentazione podalica o mal posizioni), gravidanze gemellari (primo feto podalico), di sproporzione feto-pelvica o placenta previa.Il parto programmato deve essere effettuato fra la 38° e la 39° settimana. Puo’ succedere pero’ che anche durante il travaglio si possano verificare condizioni impreviste in cui il ginecologo pone indicazione al cesareo in urgenza, per sofferenza fetale (alterazioni del battito cardiaco fetale al tracciato cardiotocografico), se il travaglio non si svolge con la necessaria velocità, o per distocia cervicale ( mancata dilatazione del collo uterino).
    Si possono verificare anche condizioni improvvise che impongono tempi di risposta ancora più rapidi: rottura dell’utero, distacco di placenta, prolasso del funicolo, sofferenza fetale grave in fase espulsiva. In tali casi il cesareo viene realizzato in emergenza.
    L’anestesia, in condizioni di urgenza o emergenza, può essere di non facile esecuzione sia per le condizioni che caratterizzano la donna gravida, sia per la mancanza di preparazione della donna all’intervento.
    In tutti i casi in cui il cesareo venga effettuato in condizioni di urgenza o emergenza il rischio di complicanze per la mamma ed il neonato aumenta.




    Come avviene


    La procedura chirugica dura circa un’ora.Dall’inizio dell’intervento alla nascita del bambino passano invece circa 5-10 minuti.
    La mamma viene preparata inizialmente con la tricotomia (rasatura dei peli sovrapubici) per evitare infezioni della ferita. Il medico di turno effettuerà la visita ostetrica di accettazione. L'ostetrica si occuperà della compilazione della cartella clinica rilevando la pressione arteriosa, il battito cardiaco fetale e dosando l'albuminuria.
    Previa disinfezione dei genitali esterni sarà applicata una sonda urinaria per evitare i rischi di perforazione della vescica durante l'incisione dell'addome.
    Sarà quindi infusa la terapia antibiotica e, in base al tipo di anestesia scelta, la donna sarà sottoposta a terapia idratante.
    Pochi minuti prima di accedere alla sala operatoria è prevista, se prescritta, la preanestesia.
    Il taglio cesareo può essere eseguito in anestesia subaracnoidea, anestesia epidurale o anestesia generale.
    Fino alla fine degli anni ottanta il taglio cesareo veniva effettuato solitamente in anestesia generale. Oggi invece, quando possibile, è effettuato in anestesia locale, grazie alla quale la paziente restando sveglia e cosciente durante l'intervento, e può partecipare con consapevolezza alla nascita del suo bambino.
    Nel caso di un taglio cesareo d’urgenza, le procedure adottate saranno le stesse;talvolta, però, sarà necessario eseguire in tempi brevi gli esami ematochimici urgenti, l'elettrocardiogramma e la visita anestesiologica
    In sala operatoria sarà presente il personale infermieristico, l'anestesista, i ginecologi che eseguiranno l'intervento, l'ostetrica che accoglierà nelle sue mani il bimbo, il pediatra, l'infermiera del nido che coadiuva il medico durante la prima visita neonatale.
    Successivamente, si copre il campo operatorio con teli sterili in modo che la paziente non riesca a vedere l’addome.La donna rimane sdraiata sulla schiena con le braccia incrociate, che a volte vengono bloccate con una garza per impedire interferenze con il campo chirurgico, oppure con il braccio destro disteso verso l’esterno sul reggibraccio, in modo da consentire l’applicazione degli elettrodi e del saturimetro.
    Si procede quindi con il taglio dell’addome e dell’utero, che può avvenire con due diversi tipi di incisione: longitudinale (verticale) oppure trasversale (orizzontale). La prima, che prevede un taglio che va dall’ombelico al pube, è la più veloce e, di conseguenza, è la più utilizzata nei casi di emergenza, perché permette di estrarre il piccolo più rapidamente. In condizioni normali però, è la meno preferibile, soprattutto per motivazioni estetiche, considerato che lascia una cicatrice ben visibile.
    Nell’incisione trasversale, invece, il taglio viene effettuato a livello del margine superiore dei peli del pube che, ricrescendo, nascondono la cicatrice.
    Dopo l’inizio del cesareo, la donna sentirà toccarsi l’addome e noterà un po’ pressione. Al momento dell’estrazione del bambino si sentirà una spinta più forte sulla parte superiore del corpo, che può essere fastidiosa. Generalmente i ginecologi avvertono che il feto verrà tirato fuori e che si può sentire tale spinta.
    Dopo aver estratto il bimbo, si estrae la placenta e si procede alla sutura dell'utero dopo aver accuratamente deterso la sua cavità.L'intervento si conclude con la chiusura degli strati precedentemente resecati, tranne che del peritoneo della plica vescico-uterina e del peritoneo parietale i quali, sebbene lasciati "aperti" si richiudono da soli e meglio di quanto possano fare i punti, già nelle prime 1 - 2 ore dall'intervento stesso.
    Terminato l'intervento la madre è riaccompagnata in una stanza della sala travaglio dove rimane per circa 2 ore, assistita da un parente; l'ostetrica provvederà a controllare le perdite ematiche, i parametri vitali (pressione, polso, diuresi) e la terapia infusiva post-operatoria.
    Trascorse le due ore del post-partum, l'ostetrica, con l'aiuto dell'ausiliaria, eseguirà un accurato bidet, sostituirà la biancheria sporca del letto prima dell'accompagnamento nel reparto di ostetricia.


    Post-parto  

    Dopo il parto cesareo, la neomamma avrà probabilmente bisogno di rimanere in ospedale da quattro a sette giorni.I punti vengono rimossi generalmente quattro o cinque giorni dopo l’intervento e se tutto procede bene, la paziente viene dimessa subito dopo.
    All’indomani del taglio cesareo, la mamma dovrà alzarsi per scongiurare complicazioni dovute ad incidenti vascolari e per ripristinare le normali funzioni intestinali.
    Dopo il parto cesareo le perdite ematiche, date dall'eliminazione della mucosa uterina superficiale, sono piu' abbondanti rispetto a quelle di un post parto naturale, e le contrazioni dell'utero (12 - 24 ore dopo l'intervento), che ritorna lentamente ad una dimensione normale, sono piu' dolorose in quanto si sta cicatrizzando l'incisione fatta durante il parto. Anche per questo, per un paio di giorni potrebbero essere somministrati degli antidolorifici.
    In ogni caso,nel giro di un paio di giorni l'intensita' delle contrazioni diminuira' sensibilmente e si riuscirà a muoversi sempre meglio.




    I rischi

    Il parto cesareo è una pratica chirurgica addominale e come tutti gli interventi comprende alcuni rischi e imprevisti. I più frequenti, in genere,sono la possibilità di una perdita di sangue maggiore del previsto ed episodi febbrili. Inoltre, il forzato riposo a letto, e l'intervento stesso, possono anche favorire l'insorgere di flebiti, e tromboflebiti: di solito si risolvono senza grossi problemi, anche se, in casi molto rari, si possono avere ulteriori complicazioni. Come in qualsiasi intervento in cui si apra la cavità addominale può anche verificarsi un ritardo nella canalizzazione.Questa evenienza, sia pur rara dopo taglio cesareo, può, in casi estremi bloccare la funzione intestinale: in una percentuale di 1 caso su 1.000 può rendersi necessario un secondo intervento chirurgico. Anche la funzione urinaria può stentare a riprendere, dopo aver tolto il catetere: in genere è dovuto alla difficoltà a riprendere il coordinamento dei piccoli muscoli che la regolano. Tutti questi sono rischi generici, impliciti un pò in qualsiasi intervento chirurgico addominale, ma tuttavia da tener presente, specie considerando la loro minore incidenza con parto vaginale eutocico (ossia svoltosi senza problemi).
    Accanto a questi rischi cosidetti impliciti, vi sono quelli difficilmente prevedibili, da quelli più semplici come una lacerazione della parete vescicale a quelli più gravi, che tuttavia ricorrono in ostetricia con una frequenza inferiore ad 1 su 3.000.

    Per quanto riguarda il feto, valutare i rischi che corre durante il cesareo non è molto semplice, perché questi non dipendono soltanto dall’intervento, ma anche dal momento in cui esso viene efettuato e dalla condizione patologica che a volte puo’ richiedere un’azione tempestiva.
    Le complicanze piu’ frequenti, comunque, sono:
    -Sindrome da stress respiratorio
    -Depressione fetale, spesso legata all’anestesia.
    -Trauma per lesione diretta da bisturi o per manovre di estrazione.
    Anche in questo caso comunque, le complicazioni ricorrono con una frequenza molto bassa.



    Dopo il cesareo il parto vaginale è possibile.

    Il parto vaginale dopo taglio cesareo è sicuro. Questa è la conclusione di un comitato di esperti dei National Institutes of Health degli Stati Uniti.
    Gli esperti dicono che non vengono offerte la possibilità di parto vaginale, anche quando molte donne hanno un basso rischio di complicanze. Di per sé, non c’è ragione per la donna che ha subito un taglio cesareo a subire necessariamente un altro intervento, se si vuole un parto vaginale.
    Il comitato usa la ricerca per stabilire che un tentativo di parto naturale dopo un cesareo ha quasi il 75% tasso di successo. Il rischio di mortalità è più basso se alla donna è data come opzione il parto vaginale, anche se alla fine è necessario eseguire un parto cesareo. L’evidenza attuale rende chiaro che è possibile la scelta del parto naturale e in molte donne può essere preferibile.
    La rigorosa ricerca citata effettuata negli Stati Uniti ha mostrato che il 30% degli ospedali non offrono più alla madre la possibilità di parto vaginale se ha subito un cesareo precedentemente. Alcuni esperti temono che le incisioni del taglio cesareo possono essere rotte dalle contrazioni, che rappresentano un pericolo per la madre e il bambino. Tuttavia, gli studi indicano che questo rischio è inferiore all’1%.
    C’è ancora molta ignoranza su come le donne possono avere un parto naturale dopo un cesareo, ma gli esperti ritengono che i desideri e le preferenze delle donne dovrebbero essere rispettate.
    Ogni opzione ha i suoi rischi e benefici, le rotture uterine sono più comuni nei tentativi di parto naturale, ma d’altro canto, le donne con un parto vaginale dopo un taglio cesareo hanno un minor numero di anormalità nella crescita e nella posizione della placenta nelle gravidanze future.
    ( Fonte: Elmundo.es )

    martedì 14 agosto 2012

    La valigia per il parto


    Preparare in tempo la valigia per l'ospedale permette alle future mamme di arrivare all'appuntamento col parto senza l'ansia di dimenticare qualcosa di indispensabile da portare con sé ed evita ulteriore confusione in un momento già molto delicato.
    In genere è l’ospedale a fornire un elenco di ciò che servirà a mamma e bebé durante la permanenza nella struttura (che in genere, in assenza di complicazioni, dura dai tre ai cinque giorni) e ogni clinica ha le sue indicazioni; é molto importante procurarsi questa lista in modo da evitare spese inutili e valige troppo ingombranti.
    Di seguito troverete una lista indicativa di cio' che puo' servire alla mamma durante la degenza.

    •  3 camice da notte ( o pigiami aperti sul davanti)
    •  1 vestaglia
    •  1 paio di pantofole
    •  1 maglia larga per il parto
    •  3 paia di calzini
    •  slip usa e getta
    •  2 paia di slip comodi
    •  2 reggiseni per allattamento
    •  coppette assorbilatte
    •  assorbenti per il post-parto ( es.Tena Super )
    •  fascia addominale post-parto
    •  salviette disinfettanti per il seno (oppure cotone da usare inumidito per evitare di alterare il sapore del latte e renderlo sgradevole al bambino)
    •  Amuchina (serve per la detersione intima, specie se si hanno avuto dei punti: si diluisce nell'acqua)
    •  crema emolliente per i capezzoli (es. Purelan100 di Medela, olio Vea…)
    •  disinfettante per le mani
    •  copriwater usa e getta
    Beauty:
    •  elastici-pinze per capelli
    •  spazzola
    •  phon (silenzioso se possibile)
    •  cuffietta per capelli
    •  dentifricio
    •  spazzolino
    •  saponetta o detergente viso
    •  docciaschiuma*
    •  shampoo*
    •  shampoo secco*
    •  crema viso*
    •  crema corpo
    •  sapone intimo
    •  3 asciugamani piccoli
    •  1 asciugamano grande
    •  deodorante
    •  burrocacao per le labbra
    •  make-up

    *per risparmiare spazio si possono portare cosmetici doppio uso (es. shampoo/balsamo, crema viso giorno e notte), anche in in formato mono. Meglio non usare profumo; al suo posto si puo’ portare uno spray aromatico non alcolico.
    Altro:
    •  ciabatte in gomma per la doccia
    •  1 rotolo di scottex o tovaglioli di carta
    •  1 cucchiaio/cucchiaino
    •  Ipod o lettore mp3
    •  Ipad o pc
    •  macchina fotografica/telecamera
    •  1 rivista o 1 libro
    •  cellulare
    •  caricabatteria per cellulare
    •  qualcosa da mangiare (biscotti, crackers, grissini, fette biscottate, succhi di frutta, barrette di cioccolata, dolci etc.)
    •  sacchetto per biancheria sporca
    •  documenti e la cartella con tutti gli esami fatti in gravidanza (ecografie,esami,test, carta d'identita', codice fiscale, cartellino medico,gruppo sanguigno, etc.)
    •  kit da sala parto per il papà ( nel caso di un cesareo, oppure portare degli snack, un cambio d’abiti se decide di restare la notte con voi in ospedale e qualcosa per trascorrere il tempo)
    •  il necessario per il rientro a casa

    Cambi extra:
    per non riempire esageratamente la valigia dell'ospedale, sistemate uno o due cambi completi e il necessario per il rientro, sia vostri che per il bebè, dentro una borsa da lasciare in casa in un posto facilmente raggiungibile o che avrete mostrato prima a chi dovrà prenderli, in modo che quando vi serviranno potranno trovarli e portarveli con facilità.

    In piu':
    Se non sei al tuo primo parto, ricorda di portare con te un regalino da far trovare al figlio maggiore quando verrà in visita dopo la nascita del fratellino o della sorellina.Porta anche  una sua foto o qualcosa fatta da lui da mettere sul comodino, perché capisca di essere sempre accanto a te.

    Qui la versione stampabile:
















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