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venerdì 24 agosto 2012

Il parto naturale





Il parto è il processo che avviene alla fine della gravidanza, quindi al termine delle 40 settimane previste. La maggior parte dei bambini nasce di solito due settimane prima o dopo la data presunta del parto;soltanto il quattro per cento nasce nella data in cui è previsto il termine.

In ostetricia si definisce parto l'espulsione spontanea o l'estrazione strumentale del feto e degli annessi fetali dall'utero materno.Il parto può distinguersi in "eutocico" o "fisiologico" se avviene spontaneamente, oppure in "distocico" o "non fisiologico" se, in seguito a complicazioni, è necessario l'intervento medico.
Il parto può essere suddiviso in 4 fasi:
La fase prodromica (latente)
La fase dilatante
La fase espulsiva
Il secondamento
La fase prodromica e latente vengono influenzate nella loro durata da molti fattori interni ed esterni. La loro funzione dal punto di vista evolutivo è quella di preparare la donna al travaglio. I segnali fastidiosi e dolorosi che vengono inviati devono infatti mettere all'erta la gestante, avvisandola dell'imminenza del parto. Queste prime fasi rappresentano il travaglio che comincia con forti e regolari contrazioni uterine accompagnate da modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione).
La fase prodromica può avere una durata molto variabile da donna a donna; a volte puo’ protrarsi anche per alcuni giorni.Si avverte di solito un maggiore stimolo ad urinare, poiché il feto si impegna nel bacino e si prepara con la testa ad entrare nel canale uterino e dei dolori simili a quelli mestruali, nella parte bassa dell’addome, con conseguente indurimento di tutta la pancia.Queste contrazioni sono irregolari e nella maggior parte dei casi, non dolorose. Si distinguono dalle contrazioni valide per la loro breve durata, quindi inferiore ai 30'.Durante la fase podromica, non avviene dilatazione.

L'inizio del travaglio vero e proprio , viene detto fase latente: le contrazioni diventano progressivamente più coordinate, il fastidio è meno intenso e il collo si appiana e si dilata sino a 4 cm. La sua durata è variabile e non deve erroneamente essere considerata come fase di travaglio attiva (alimentando di conseguenza aspettative in ordine di tempi e ritmi che sono di pertinenza del travaglio attivo). Tra la fase latente e la fase dilatante o attiva vi è un periodo detto di transizione che può durare fino ad 1 ora.

La fase dilatante è caratterizzata da una dilatazione di 3 cm con appianamento del collo dell’utero e contrazioni regolari avvertite dalla donna come dolorose e/o rilevate dall’ostetrica con frequenza inferiore ad 1 ogni 5 minuti. Nella seconda parte della fase attiva la dilatazione è completa e spesso proprio in questo momento avviene la rottura spontanea delle membrane amniotiche ("rottura delle acque"). Tuttavia quest'ultima può presentarsi spontaneamente anche prima della dilatazione completa (rottura precoce delle membrane) e addirittura anche prima dell'inizio del travaglio (rottura pretravaglio delle membrane o PROM).

La fase espulsiva è quella che porta alla nascita del bambino, dunque si tratta del momento più coinvolgente e impegnativo del parto. La sua durata è variabile, generalmente è più lunga (oltre un’ora) se si tratta del primo figlio. Questo perché il corpo ha memoria dei parti precedenti e, se non é il primo parto, a livello mentale la mamma sa già di cosa si tratta ed è più facile per lei “lasciar andare” il bimbo.
La fase espulsiva comincia quando la dilatazione è completa. In essa si svolgono i principali fenomeni meccanici del parto ovvero tutti quei movimenti e quelle rotazioni che il feto deve compiere all'interno del canale del parto per poter nascere.La partoriente comincia ad avvertire i premiti, cioè una sensazione impellente di spingere, come se dovesse andare in bagno. Il bambino scende lungo il canale vaginale, flette la testolina col mento verso il torace in modo da ridurre al minimo le sue dimensioni e contemporaneamente compie parziali rotazioni, per adattare nei vari passaggi i suoi diametri a quelli del bacino.
Una volta uscita la testa, il piccolo, aiutato da un’altra contrazione, compie un’ultima rotazione, di circa 45 gradi, per liberare le spalle e nascere.

La fase di secondamento è il processo che consiste nella fuoriuscita di placenta, cordone ombelicale e membrane; avviene in tre fasi e la sua durata varia da donna a donna. Inizialmente c'è il distacco della placenta e delle membrane dalla parete uterina e la loro caduta nella parte più bassa dell'utero; in un secondo momento passano in vagina; infine vengono espulsi dalla vagina verso l'esterno. Il processo di distacco della placenta e degli annessi fetali si verifica a distanza di alcuni minuti (da 5 a 40) dalla nascita, favorito dalle ultime contrazioni spontanee.Una volta espulsa, la placenta deve essere esaminata dall’ostetrica. Dopo averla stesa su un piano, se ne deterge la superficie con una garza, tamponandola delicatamente per constatare che sia integra e che non siano rimasti residui all’interno dell’utero.
Questa verifica è indispensabile perché, se mancassero delle parti, si renderebbe necessario l’intervento del medico per fare in modo che venga espulsa completamente.



Finito il secondamento la mamma verrà pulita e, qualora avrà subito qualche lacerazione o l'episiotomia, verranno applicati dei punti di sutura, preceduti da una leggera anestesia locale.
L’operazione può durare abbastanza a lungo perché va effettuata con cura per ricollegare correttamente i muscoli.
In alcuni ospedali spesso si dà ai genitori l’opportunità di starsene per un po' di tempo tranquilli con il loro bambino subito dopo le cure essenziali.
Nelle ore che seguono l'espulsione della placenta, si resta in sala parto sotto sorveglianza per controllare che non si verifichino delle complicazioni. Durante questo periodo vengono controllati il polso, la pressione arteriosa, le perdite ematiche, la temperatura: se tutto procede bene la mamma potrà ritornare nel suo lettino e riposare tranquilla.

martedì 21 agosto 2012

Taglio cesareo.Cos'é, come avviene, i rischi.






Chi decide se avro’ un taglio cesareo?
Quando un cesareo è necessario?
Come si svolgerà?
Quali conseguenze un taglio cesareo avrà sul mio bambino?
Dopo un taglio cesareo, potro’ partorire il mio secondo bambino con un parto naturale?

Sono tante le domande che una mamma si pone quando si prospetta la possibilità di dover programmare un cesareo.E anche chi non ha particolari problemi, non puo’ fare a meno di chiedersi cosa potrebbe accadere nel caso si debba procedere con un cesareo d’urgenza.

Cos’ è

Il taglio cesareo (TC) è un intervento chirurgico per mezzo del quale il ginecologo procede all'estrazione del feto.
Può essere programmato,ad esempio nel caso di una donna che sia già stata sottoposta a TC,per la presenza di patologie materne (distacco della retina, pregressi interventi sull’utero, gravi problemi vertebrali che impediscono il travaglio e il parto naturale), di patologie fetali (malformazioni che potrebbero aggravarsi durante il parto), di condizioni ostetriche (presentazione podalica o mal posizioni), gravidanze gemellari (primo feto podalico), di sproporzione feto-pelvica o placenta previa.Il parto programmato deve essere effettuato fra la 38° e la 39° settimana. Puo’ succedere pero’ che anche durante il travaglio si possano verificare condizioni impreviste in cui il ginecologo pone indicazione al cesareo in urgenza, per sofferenza fetale (alterazioni del battito cardiaco fetale al tracciato cardiotocografico), se il travaglio non si svolge con la necessaria velocità, o per distocia cervicale ( mancata dilatazione del collo uterino).
Si possono verificare anche condizioni improvvise che impongono tempi di risposta ancora più rapidi: rottura dell’utero, distacco di placenta, prolasso del funicolo, sofferenza fetale grave in fase espulsiva. In tali casi il cesareo viene realizzato in emergenza.
L’anestesia, in condizioni di urgenza o emergenza, può essere di non facile esecuzione sia per le condizioni che caratterizzano la donna gravida, sia per la mancanza di preparazione della donna all’intervento.
In tutti i casi in cui il cesareo venga effettuato in condizioni di urgenza o emergenza il rischio di complicanze per la mamma ed il neonato aumenta.




Come avviene


La procedura chirugica dura circa un’ora.Dall’inizio dell’intervento alla nascita del bambino passano invece circa 5-10 minuti.
La mamma viene preparata inizialmente con la tricotomia (rasatura dei peli sovrapubici) per evitare infezioni della ferita. Il medico di turno effettuerà la visita ostetrica di accettazione. L'ostetrica si occuperà della compilazione della cartella clinica rilevando la pressione arteriosa, il battito cardiaco fetale e dosando l'albuminuria.
Previa disinfezione dei genitali esterni sarà applicata una sonda urinaria per evitare i rischi di perforazione della vescica durante l'incisione dell'addome.
Sarà quindi infusa la terapia antibiotica e, in base al tipo di anestesia scelta, la donna sarà sottoposta a terapia idratante.
Pochi minuti prima di accedere alla sala operatoria è prevista, se prescritta, la preanestesia.
Il taglio cesareo può essere eseguito in anestesia subaracnoidea, anestesia epidurale o anestesia generale.
Fino alla fine degli anni ottanta il taglio cesareo veniva effettuato solitamente in anestesia generale. Oggi invece, quando possibile, è effettuato in anestesia locale, grazie alla quale la paziente restando sveglia e cosciente durante l'intervento, e può partecipare con consapevolezza alla nascita del suo bambino.
Nel caso di un taglio cesareo d’urgenza, le procedure adottate saranno le stesse;talvolta, però, sarà necessario eseguire in tempi brevi gli esami ematochimici urgenti, l'elettrocardiogramma e la visita anestesiologica
In sala operatoria sarà presente il personale infermieristico, l'anestesista, i ginecologi che eseguiranno l'intervento, l'ostetrica che accoglierà nelle sue mani il bimbo, il pediatra, l'infermiera del nido che coadiuva il medico durante la prima visita neonatale.
Successivamente, si copre il campo operatorio con teli sterili in modo che la paziente non riesca a vedere l’addome.La donna rimane sdraiata sulla schiena con le braccia incrociate, che a volte vengono bloccate con una garza per impedire interferenze con il campo chirurgico, oppure con il braccio destro disteso verso l’esterno sul reggibraccio, in modo da consentire l’applicazione degli elettrodi e del saturimetro.
Si procede quindi con il taglio dell’addome e dell’utero, che può avvenire con due diversi tipi di incisione: longitudinale (verticale) oppure trasversale (orizzontale). La prima, che prevede un taglio che va dall’ombelico al pube, è la più veloce e, di conseguenza, è la più utilizzata nei casi di emergenza, perché permette di estrarre il piccolo più rapidamente. In condizioni normali però, è la meno preferibile, soprattutto per motivazioni estetiche, considerato che lascia una cicatrice ben visibile.
Nell’incisione trasversale, invece, il taglio viene effettuato a livello del margine superiore dei peli del pube che, ricrescendo, nascondono la cicatrice.
Dopo l’inizio del cesareo, la donna sentirà toccarsi l’addome e noterà un po’ pressione. Al momento dell’estrazione del bambino si sentirà una spinta più forte sulla parte superiore del corpo, che può essere fastidiosa. Generalmente i ginecologi avvertono che il feto verrà tirato fuori e che si può sentire tale spinta.
Dopo aver estratto il bimbo, si estrae la placenta e si procede alla sutura dell'utero dopo aver accuratamente deterso la sua cavità.L'intervento si conclude con la chiusura degli strati precedentemente resecati, tranne che del peritoneo della plica vescico-uterina e del peritoneo parietale i quali, sebbene lasciati "aperti" si richiudono da soli e meglio di quanto possano fare i punti, già nelle prime 1 - 2 ore dall'intervento stesso.
Terminato l'intervento la madre è riaccompagnata in una stanza della sala travaglio dove rimane per circa 2 ore, assistita da un parente; l'ostetrica provvederà a controllare le perdite ematiche, i parametri vitali (pressione, polso, diuresi) e la terapia infusiva post-operatoria.
Trascorse le due ore del post-partum, l'ostetrica, con l'aiuto dell'ausiliaria, eseguirà un accurato bidet, sostituirà la biancheria sporca del letto prima dell'accompagnamento nel reparto di ostetricia.


Post-parto  

Dopo il parto cesareo, la neomamma avrà probabilmente bisogno di rimanere in ospedale da quattro a sette giorni.I punti vengono rimossi generalmente quattro o cinque giorni dopo l’intervento e se tutto procede bene, la paziente viene dimessa subito dopo.
All’indomani del taglio cesareo, la mamma dovrà alzarsi per scongiurare complicazioni dovute ad incidenti vascolari e per ripristinare le normali funzioni intestinali.
Dopo il parto cesareo le perdite ematiche, date dall'eliminazione della mucosa uterina superficiale, sono piu' abbondanti rispetto a quelle di un post parto naturale, e le contrazioni dell'utero (12 - 24 ore dopo l'intervento), che ritorna lentamente ad una dimensione normale, sono piu' dolorose in quanto si sta cicatrizzando l'incisione fatta durante il parto. Anche per questo, per un paio di giorni potrebbero essere somministrati degli antidolorifici.
In ogni caso,nel giro di un paio di giorni l'intensita' delle contrazioni diminuira' sensibilmente e si riuscirà a muoversi sempre meglio.




I rischi

Il parto cesareo è una pratica chirurgica addominale e come tutti gli interventi comprende alcuni rischi e imprevisti. I più frequenti, in genere,sono la possibilità di una perdita di sangue maggiore del previsto ed episodi febbrili. Inoltre, il forzato riposo a letto, e l'intervento stesso, possono anche favorire l'insorgere di flebiti, e tromboflebiti: di solito si risolvono senza grossi problemi, anche se, in casi molto rari, si possono avere ulteriori complicazioni. Come in qualsiasi intervento in cui si apra la cavità addominale può anche verificarsi un ritardo nella canalizzazione.Questa evenienza, sia pur rara dopo taglio cesareo, può, in casi estremi bloccare la funzione intestinale: in una percentuale di 1 caso su 1.000 può rendersi necessario un secondo intervento chirurgico. Anche la funzione urinaria può stentare a riprendere, dopo aver tolto il catetere: in genere è dovuto alla difficoltà a riprendere il coordinamento dei piccoli muscoli che la regolano. Tutti questi sono rischi generici, impliciti un pò in qualsiasi intervento chirurgico addominale, ma tuttavia da tener presente, specie considerando la loro minore incidenza con parto vaginale eutocico (ossia svoltosi senza problemi).
Accanto a questi rischi cosidetti impliciti, vi sono quelli difficilmente prevedibili, da quelli più semplici come una lacerazione della parete vescicale a quelli più gravi, che tuttavia ricorrono in ostetricia con una frequenza inferiore ad 1 su 3.000.

Per quanto riguarda il feto, valutare i rischi che corre durante il cesareo non è molto semplice, perché questi non dipendono soltanto dall’intervento, ma anche dal momento in cui esso viene efettuato e dalla condizione patologica che a volte puo’ richiedere un’azione tempestiva.
Le complicanze piu’ frequenti, comunque, sono:
-Sindrome da stress respiratorio
-Depressione fetale, spesso legata all’anestesia.
-Trauma per lesione diretta da bisturi o per manovre di estrazione.
Anche in questo caso comunque, le complicazioni ricorrono con una frequenza molto bassa.



Dopo il cesareo il parto vaginale è possibile.

Il parto vaginale dopo taglio cesareo è sicuro. Questa è la conclusione di un comitato di esperti dei National Institutes of Health degli Stati Uniti.
Gli esperti dicono che non vengono offerte la possibilità di parto vaginale, anche quando molte donne hanno un basso rischio di complicanze. Di per sé, non c’è ragione per la donna che ha subito un taglio cesareo a subire necessariamente un altro intervento, se si vuole un parto vaginale.
Il comitato usa la ricerca per stabilire che un tentativo di parto naturale dopo un cesareo ha quasi il 75% tasso di successo. Il rischio di mortalità è più basso se alla donna è data come opzione il parto vaginale, anche se alla fine è necessario eseguire un parto cesareo. L’evidenza attuale rende chiaro che è possibile la scelta del parto naturale e in molte donne può essere preferibile.
La rigorosa ricerca citata effettuata negli Stati Uniti ha mostrato che il 30% degli ospedali non offrono più alla madre la possibilità di parto vaginale se ha subito un cesareo precedentemente. Alcuni esperti temono che le incisioni del taglio cesareo possono essere rotte dalle contrazioni, che rappresentano un pericolo per la madre e il bambino. Tuttavia, gli studi indicano che questo rischio è inferiore all’1%.
C’è ancora molta ignoranza su come le donne possono avere un parto naturale dopo un cesareo, ma gli esperti ritengono che i desideri e le preferenze delle donne dovrebbero essere rispettate.
Ogni opzione ha i suoi rischi e benefici, le rotture uterine sono più comuni nei tentativi di parto naturale, ma d’altro canto, le donne con un parto vaginale dopo un taglio cesareo hanno un minor numero di anormalità nella crescita e nella posizione della placenta nelle gravidanze future.
( Fonte: Elmundo.es )

giovedì 16 agosto 2012

La valigia per il bebé

Abbiamo parlato di quello che occorre alla mamma nei giorni di ricovero in ospedale per il parto.
Anche per l'abbigliamento del bambino, come per il necessario per la mamma, viene generalmente fornita una lista dall'ospedale, differenziata a seconda della stagione della nascita, quindi é sempre bene informarsi nella propria struttura sanitaria per evitare di portare cose inutili e dimenticare il necessario.
Di solito viene richiesto di preparare 4 sacchetti di cambi completi di etichetta con il nome del bambino o della mamma e suddivisi per giorno da consegnare alle puericultrici la sera o al mattino.
Ecco in genere cosa viene richiesto:


  • 4 / 5 tutine (o ghette e coprifasce), in cotone a manica lunga d'estate, in ciniglia d'inverno
  • 4/5 body (o maglietta intima, mutandine e calzini), in cotone
  • 4/5 calzini in cotone per l'estate, in lana leggera per l'inverno.
  • Camicino portafortuna in seta o cotone
  • 5/6 Bavaglini
  • Muffole di cotone
  • 1 lenzuolino di cotone
  • 1 asciugamano piccolo e morbido
  • 1 accappatoio per neonato
  • pannolini 3/5 chili
  • 1 detergente
  • pasta all'ossido di zinco
  • garze e retine per la medicazione del moncone ombelicale
  • 1 ciuccio
Per le dimissioni:
  • 1 ricambio completo
  • Golfino/giacca/tutina piuma oca a seconda della stagione
  • Cappellino e sciarpina (quest'ultima in inverno ovviamente)
  • 1 Copertina cotone o lana per le dimissioni, a seconda della stagione
In piu':

Preparare la navicella o l'ovetto da farsi portare per il rientro a casa.


Qui la versione stampabile:









martedì 14 agosto 2012

La valigia per il parto


Preparare in tempo la valigia per l'ospedale permette alle future mamme di arrivare all'appuntamento col parto senza l'ansia di dimenticare qualcosa di indispensabile da portare con sé ed evita ulteriore confusione in un momento già molto delicato.
In genere è l’ospedale a fornire un elenco di ciò che servirà a mamma e bebé durante la permanenza nella struttura (che in genere, in assenza di complicazioni, dura dai tre ai cinque giorni) e ogni clinica ha le sue indicazioni; é molto importante procurarsi questa lista in modo da evitare spese inutili e valige troppo ingombranti.
Di seguito troverete una lista indicativa di cio' che puo' servire alla mamma durante la degenza.

  •  3 camice da notte ( o pigiami aperti sul davanti)
  •  1 vestaglia
  •  1 paio di pantofole
  •  1 maglia larga per il parto
  •  3 paia di calzini
  •  slip usa e getta
  •  2 paia di slip comodi
  •  2 reggiseni per allattamento
  •  coppette assorbilatte
  •  assorbenti per il post-parto ( es.Tena Super )
  •  fascia addominale post-parto
  •  salviette disinfettanti per il seno (oppure cotone da usare inumidito per evitare di alterare il sapore del latte e renderlo sgradevole al bambino)
  •  Amuchina (serve per la detersione intima, specie se si hanno avuto dei punti: si diluisce nell'acqua)
  •  crema emolliente per i capezzoli (es. Purelan100 di Medela, olio Vea…)
  •  disinfettante per le mani
  •  copriwater usa e getta
Beauty:
  •  elastici-pinze per capelli
  •  spazzola
  •  phon (silenzioso se possibile)
  •  cuffietta per capelli
  •  dentifricio
  •  spazzolino
  •  saponetta o detergente viso
  •  docciaschiuma*
  •  shampoo*
  •  shampoo secco*
  •  crema viso*
  •  crema corpo
  •  sapone intimo
  •  3 asciugamani piccoli
  •  1 asciugamano grande
  •  deodorante
  •  burrocacao per le labbra
  •  make-up

*per risparmiare spazio si possono portare cosmetici doppio uso (es. shampoo/balsamo, crema viso giorno e notte), anche in in formato mono. Meglio non usare profumo; al suo posto si puo’ portare uno spray aromatico non alcolico.
Altro:
  •  ciabatte in gomma per la doccia
  •  1 rotolo di scottex o tovaglioli di carta
  •  1 cucchiaio/cucchiaino
  •  Ipod o lettore mp3
  •  Ipad o pc
  •  macchina fotografica/telecamera
  •  1 rivista o 1 libro
  •  cellulare
  •  caricabatteria per cellulare
  •  qualcosa da mangiare (biscotti, crackers, grissini, fette biscottate, succhi di frutta, barrette di cioccolata, dolci etc.)
  •  sacchetto per biancheria sporca
  •  documenti e la cartella con tutti gli esami fatti in gravidanza (ecografie,esami,test, carta d'identita', codice fiscale, cartellino medico,gruppo sanguigno, etc.)
  •  kit da sala parto per il papà ( nel caso di un cesareo, oppure portare degli snack, un cambio d’abiti se decide di restare la notte con voi in ospedale e qualcosa per trascorrere il tempo)
  •  il necessario per il rientro a casa

Cambi extra:
per non riempire esageratamente la valigia dell'ospedale, sistemate uno o due cambi completi e il necessario per il rientro, sia vostri che per il bebè, dentro una borsa da lasciare in casa in un posto facilmente raggiungibile o che avrete mostrato prima a chi dovrà prenderli, in modo che quando vi serviranno potranno trovarli e portarveli con facilità.

In piu':
Se non sei al tuo primo parto, ricorda di portare con te un regalino da far trovare al figlio maggiore quando verrà in visita dopo la nascita del fratellino o della sorellina.Porta anche  una sua foto o qualcosa fatta da lui da mettere sul comodino, perché capisca di essere sempre accanto a te.

Qui la versione stampabile:
















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